lunedì 27 ottobre 2014

Lasagna con genovese di manzo per MTChallenge



A voi succede mai di rivedere in quello che cucinate delle parole che non avete detto? Delle emozioni taciute, dei ricordi sopiti? A me succede sempre più spesso, sarà la vecchiaia, ma cucino e mi accorgo che il piatto parla di me più quanto io non faccia di solito. E' successo anche con la ricetta che lascio qui oggi, inseguivo pensieri disordinati, come faccio spesso, cercando di unire i puntini e formare un disegno di senso, ne uscivano soltanto progetti in bianco a nero. Cucinando viene tutto insieme e tutto torna ad avere un senso. In questa lasagna ci sono un po' le mie origini, o quantomeno i sapori a cui sono legata, quegli odori che ti riportano indietro in un lampo e ti ritrovi a sgambettare una domenica mattina sulle scale verso la cucina strillando perchè "aspettatemi che devo contare i ravioli", sapori che ho ritrovato soltanto nel primo assaggio e che si sono fusi perfettamente. Sicuramente è un piatto un po' eretico, ma mi ha sorpreso molto.


Lasagna semi integrale con genovese di manzo, besciamella alla birra rossa e provolone del monaco

Ingredienti:
per la genovese:
1 kg di muscolo di manzo ( io ho usato un muscolo di stinco )
2 kg di cipolle ramate
1 costa di sedano
1 carota
1 pizzico di peperoncino ( io ho usato la punta di un peperoncino fresco ) 
sale 
olio extravergine d'oliva
2 foglie di alloro
per la pasta all'uovo:
200 gr di farina di grano tenero integrale
100 gr semola di grano duro 
3 uova
un pizzico di sale
per la besciamella alla birra:
50 gr di burro 
50 gr di farina
500 ml di birra rossa artigianale ( io ho usato una rossa di frumento non filtrata )
sale 
pepe nero
300 gr di provolone del monaco grattugiato grosso

Preparazione

Cominciamo dalla genovese, in una pentola con un filo d'olio rosolare il muscolo uniformemente, su tutti i lati, fino a che non forma una crosticina, aggiungere le cipolle tagliate sottili, il sedano e la carota tritati e le foglie di alloro, un pizzico di sale sulle cipolle, incoperchiare e lasciar cuocere a fuoco bassissimo per circa 3 ore, bagnando con un po di acqua se necessario e girando per evitare che attacchi sul fondo. Dopo circa un paio d'ore aggiustare di sale e aggiungere il peperoncino, io ne uso proprio poco, non voglio che sia piccante, voglio solo che "scaldi" un po la preparazione. Il risultato sarà che avrete il vicinato rivolto verso la porta di casa perchè la genovese ha un profumo irresistibile. Vedrete che nella pentola la carne si sarà sfaldata e sarà ricoperta di una cremina di cipolle, tenete in caldo. Mentre la carne cuoce prepariamo anche la sfoglia, mescolare le due farine e fare una fontana, aggiungere il sale, le uova e cominciare con una forchetta ad incorporare la farina, quindi continuare ad impastare a mano con un certo vigore, fino ad avere una pasta liscia, la farina integrale è un po' più difficile da lavorare, ma non demordete! Appena pronto l'impasto avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare per almeno 30 minuti. Passiamo alla besciamella alla birra, naturalmente la birra non mettetela in frigo, deve essere a temperatura ambiente, magari mettete in frigo quella che avanza! In un pentolino fate sciogliere il burro, aggiungete la farina tutta insieme e mescolando fino a che non assumerà una colorazione rossiccia, aggiungete la birra sempre mescolando, un pochino per volta evitando di fare grumi. Vedrete che non sarà una besciamella classica, gonfierà molto durante la cottura per via della birra, non preoccupatevi è facilissima da domare :) aggiustate di sale e pepe e mescolando lasciatela addensare, appena pronta coprite la superficie a contatto con della pellicola. Stendiamo la pasta, armatevi di mattarello, mega tagliere di legno e olio di gomito per tirare la sfoglia sottile, dividetela un rettangoli e tuffateli in acqua bollente per un minuto, quindi scolateli, passateli in acqua fredda per fermare la cottura e adagiateli su di un canovaccio per asciugarli. Non ci resta che assemblare la lasagna, imburrate la teglia di cottura e ricopritene il fondo con uno strato di sfoglia, quindi aggiungete la genovese con il suo condimento, la besciamella alla birra e il provolone grattugiato, quindi di nuovo sfoglia, continuate così fino a riempire la teglia in altezza, l'ultimo strato deve essere di pasta, aggiungete sulla superficie un po' di besciamella e del formaggio grattugiato. Cuocete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti. 



Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di ottobre ospitato questo mese dalla Sabri di Les Madeleines di Proust





giovedì 23 ottobre 2014

Giovedi gnocchi e Salone del Gusto!


Mentre il Salone del Gusto 2014 è nel pieno delle sue attività, mentre tutto il mondo dell'enogastronomia di qualità freme, tra laboratori, approfondimenti e poi tanti prodotti da far girare la testa, io impasto gnocchi, pensando alla quantità di informazioni da cui sarò travolta sabato. Tra una condivisione su facebook e una su twitter delle notizie live e una passatina di zucca, ripasso la mia storia per sabato pomeriggio, parlerò del guanciale, parlerò di allevamenti, transumanza, civiltà contadine che hanno ancora tanto da insegnare, se solo avessimo ancora la pazienza di ascoltare. Rimango sul filone slow, allora, e vi presento la ricetta che ho pensato per accompagnare questo mio percorso di avvicinamento al Salone del Gusto. Ho scelto uno dei prodotti dell'Arca del Gusto, i peperoni di Senise, siamo in Basilicata, nella suggestiva valle del Sinni, con una serie di promontori che si affacciano sul mare, qui nasce questo peperone piccolo, caratterizzato da una polpa molto sottile da un peduncolo aggrappato forte al frutto, infatti in commercio, quando lo acquistate intero, il peduncolo è ancora attaccato. Pare che il peperone sia arrivato in Basilicata intorno al 1500 e da allora si è perfettamente integrato, adattandosi a clima e terreno. Si consuma secco e l'essiccazione vene fatta ancora al sole, senza l'aiuto si camere apposite, i peperoni vengono infilati su uno spago fino a formare una sorta di collana detta "serta". Come vi raccontavo ieri sono nata e cresciuta in un paese dove la terra incontra il mare, questo anche nelle tradizioni culinarie, allora resto fedele alle mie radici e vi propongo degli gnocchetti integrali di patate e alici, su passatina di zucca e zafferano, con peperoni di Senise cruschi e cicoria fritta  


Gnocchi integrali di patate e alici, su passatina di zucca con peperoni cruschi e cicoria fritta

Ingredienti:
per gli gnocchi:
500 g di patate a pasta gialla ( io di montagna )
150 g di farina di grano tenero integrale
20 alici sott'olio
sale
pepe nero di mulinello
1 uovo L
1 cucchiaio di pecorino romano
per la passatina:
1 kg di zucca
poco brodo vegetale ( solo carota e gambi di prezzemolo )
zafferano in stimmi 
3 cm di porro
olio extravergine d'oliva 
sale
per completare il piatto:
2 peperoni di Senise
olio extravergine d'oliva
foglie tenere di cicoria


Preparazione:
cominciamo dalla zucca, io la cuocio sempre in forno finchè non appassisce, quindi mettete in forno il vostro pezzo di zucca con tutti i semi e la buccia esterna, salate e chiudetela in un foglio di alluminio, ponete in forno già caldo a 180° per circa 50 minuti ( il tempo di cottura dipende anche dalle dimensioni ). Lavate con cura le patate, bucherellatele con uno stuzzicadente, quindi avvolgete ogni patata nell'alluminio, proprio come per la zucca e mettetele in forno. Mentre il forno lavora ne approfitto per per dirvi un paio di cose sulle alici, questa ricetta può essere anche replicata utilizzando le alici fresche, naturalmente eviscerandole e diliscandole, io avevo delle bellissime alici fresche messe sott'olio da un pescatore locale che le ha conservate aggiungendo all'olio extravergine del peperoncino fresco. Una volta cotte le patate sbucciatele ancora bollenti e passatele allo schiacciapatate, formate una fontana e aggiungete nel centro la metà della farina, sale, pepe, le alici sminuzzate, l'uovo e il pecorino, cominciate ad amalgamare il tutto, magari aiutandovi con un tarocco, aggiungendo farina man mano che le patate la chiedono, cercate di non lavorare troppo l'impasto, altrimenti finirà per diventare colloso. Formate con l'impasto un lungo cilindro, dividetelo in pezzi e lavorando con emtrambe i palmi delle mani formate altri piccoli cilindri di impasto, lavorando sempre velocemente. Con un coltello affilato, o con il tarocco, tagliate gli gnocchi della misura che preferite, a me piacciono piuttosto grandi, man mano che li tagliate passateli in pochissima farina per non farli attaccare. Prepariamo adesso la passatina di zucca, riprendete la zucca e pulitela, vedrete che adesso sarà facilissimo, basterà un cucchiaio. In una padella fate stufare il porro tagliato sottile, bagnandolo con un po' di brodo vegetale, fino a che non diventa traslucido. In un bicchiere lasciate a bagno 5 o 6 stimmi di zafferano in due dita di brodo caldo, mentre questa spezia fa la sua magia vi racconto qualcosa anche di questo prodotto, io ho usato uno zafferano di Cori, coltivato su un terreno collinare affacciato sul mare praticamente vergine, le prime sperimentazioni sono cominciate nel 2008, adesso producono bellissimi fiori che danno uno zafferano eccellente. Aggiungete alla padella con i porri anche la zucca, il brodo allo zafferano e frullate fino ad avere una passatina bella liscia, regolate di sale e allungate con un pochino di brodo se dovesse risultare troppo densa, tenete in caldo. Torniamo agli gnocchi, tuffateli in acqua bollente salata e tirateli via con delicatezza appena salgono a galla, adagiateli sulla passatina calda, guarnite con le foglie di cicoria fritte in olio extravergine e con i peperoni cruschi sbriciolati.
Arrivederci al Salone del Gusto :)

mercoledì 22 ottobre 2014

Il Salone del Gusto, i prodotti che vorrei





Vivo in una provincia maltrattata, ma piena di eccellenze che purtroppo fanno fatica ad essere valorizzate, vivo in una terra che ha sempre fatto dei suoi prodotti un vanto, ma che se li è sempre tenuti stretti, come fossero dei segreti da non rivelare. Sono nata in una piccola città piena di storia, che ha sempre commerciato molto, che ha portato i frutti della sua terra sui mercati romani e che poi, per errore, deve esserseli dimenticati lì. E allora vorrei partire proprio da qui, da dove affondano anche le mie di radici per raccontarvi quali prodotti mi piacerebbe fossero raccontati, con la passione che ci contraddistingue, tra i banchi del Salone del Gusto.


  1. La Tiella di Gaeta: prodotto da forno simbolo della mia città, la ricetta originale non è facile da trovare, sta diventando un prodotto da rosticceria, da supermercato, cosa che la allontana enormemente sia dai sapori originari, sia dalla sua storia, portandola più verso una focaccia ripiena di semplicissima fattura. Ne ho già parlato qui nel mio blog, proponendo anche una delle ricette casalinghe che più si avvicinano alla vera tiella di Gaeta. Se proprio una scelta deve essere fatta tra i ripieni tradizionali, devo dire di preferir senza alcun dubbio quella di polpo, che lascia incontrare il mare con i pomodori, le olive, il peperoncino e l'olio quello buono, certo se non l'avete mai mangiata, e parlo di quelle buone, io vi consiglio di assaggiarle tutte ;)
  2. Le Olive Bianche di Gaeta: è un'oliva dalla forma ovale, molto carnosa che viene raccolta prima della maturazione finale e conservata in una particolare salamoia. Si chiama bianca perchè  essendo, appunto, dello stesso cultivar dell'oliva nera di Gaeta, viene raccolta prima che viri sul nero assumendo un caratteristico colore rosato. E' caratterizzata come vi dicevo da una polpa molto soda e dal distacco netto dal nocciolo, è molto salina, con uno spiccato sentore vinoso, dalle mie parti si consuma sia intera che "spezzata", cioè incisa e condita con peperoncino, aglio e prezzemolo. Le prime notizie scritte delle olive nel territorio di Gaeta risalgono addirittura a Virgilio, che nell'Eneide racconta che i marinai di Ulisse approdando sulle coste gaetane, scorsero nel mare delle piccole frutti che galleggiavano, insomma la storia ci racconta delle olive conservate in salamoia :)
  3. I pomodori Spagnoletta: nascono da una pianta piccola, che cresce soltanto nei comuni di Gaeta e Formia, molto più bassa delle altre piante di pomodoro. Produce un pomodoro costoluto e saporitissimo che si consuma principalmente crudo, è un pomodoro sodo e salino, sarà perchè cresce sulla sabbia proprio di fronte al mare. Con il passare del tempo, non essendo un pomodoro adatto alla grande distribuzione, ha trovato sempre meno spazio sui banchi del mercato, tanto che se ne erano addirittura persi i semi, che per fortuna vengono ancora oggi selezionati da un esperto locale che ha preso a cuore questo pomodoro
  4. La Salsiccia di Monte San Biagio: è di una bontà impressionante, non macinata ma battuta a coltello a grana grossa, non è molto grassa, contiene solitamente il 20% di grasso, è profumata con cumino, peperoncino e vino moscato di Terracina, insaccata in budello naturale e lasciata asciugare per circa un mese. Si consuma sia così, dopo la cottura naturalmente, che affumicata con il legno di lentisco e conservata sott'olio. Anche questo prodotto è fortemente radicato nella storia del suo territorio e ci parla di allevamenti, pastorizia, transumanza e delle dominazioni che hanno portato le spezie.
  5. Il broccolo Sezzese ( broccolo Sino ): è un broccoletto che viene coltivato soltanto nel comune di Sezze, dove cresce da tempo immemore, è diverso dagli altri tipi di broccoletti che si coltivano in tutte le zone limitrofe, ha una foglia allungata, molto meno frastagliata e molte infiorescenze, da cui deriva, in dialetto, il loro nome "simi" perchè appunto producono molti semi. I semi sono quasi introvabili perchè la coltivazione è soltanto casalinga, quindi ogni contadino si conserva il seme per l'anno successivo. Sono molto amari ed hanno pochissimo scarto, solitamente si consumano insieme alle salsicce accompagnati dalla polenta
  6. Le Coppiette di Bassiano: le coppiette sono appunto delle "coppie" di carne condita ed essiccata che ha avuto un notevole successo in tutte le fraschetterie romane e dei castelli, gli osti ne mettevano a tavola molte e vendevano vino a fiumi. La particolarità delle coppiette che producono, invece, in questo piccolo paese in provincia di Latina è l'artigianalità, sono ancora rigorosamente tagliate a mano e prodotte da maiali allevati allo stato brado, lasciate a macerare con coriandolo, semi di finocchio, peperoncino macinato, sale e vino, massaggiate a mano e lasciate asciugare naturalmente senza l'ausilio di camere di essiccazione. 
  7. Il Sedano Bianco di Sperlonga: è una qualità di sedano coltivata nei comuni di Sperlonga e Fondi, introdotta nella zona dei pantani subito dopo la bonifica, alla fine degli anni '60, è stato uno dei prodotti che ha contribuito a riqualificare le aree bonificate. Il terreno calcareo gli conferisce delle proprietà particolarissime, è dolce, molto tenero, quasi privo della caratteristica fibrosità del sedano comune
  8. La Lenticchia di Ventotene: una delle isole pontine, di una bellezza che toglie il fiato, ancora selvaggia e avvolta dalla macchia mediterranea, ebbene su questa piccola isola, esistono delle piccole coltivazioni di lenticchie che risalgono a quanto pare addirittura ai romani, le lenticchie isolane hanno delle caratteristiche speciali e quelle di Ventotene non sono da meno. Semina e raccolta vengono fatte ancora a mano.
  9. Il Caso Peruto, (letteralmente formaggio perduto, avvizzito), è un formaggio a latte ovino e caprino, ottenuto con caglio vegetale di cardo, come la maggior parte di formaggi di origine romana, viene fatto riposare in fuscelle di giunco, lavato spesso con una soluzione di aceto e olio, quindi viene fatto stagionare in foglie di pimpinella, chiuso dentro orci di terracotta con tappi di sughero. La stagionatura dura dai sei mesi ad un anno.
  10. Le fragoline di Nemi: paesino affacciato sull'omonimo lago di origine vulcanica e circondato da bellissimi boschi, nei quali si trovano queste piccole fragoline, che i contadini locali trapiantano su terreni limitrofi e le portano a maturazione. Pare fossero conosciute già ai tempi dei romani, le piantine sono molto piccole e delicate, quindi la cura ne era affidata alle donne, le "fragolare". Il microclima dato dal vicino lago permette a questi piccoli e dolcissimi frutti rossi di crescere tutto l'anno :)

Questa è la mia speciale top ten, quello che mi piacerebbe fosse rappresentato e invece non lo è, domani la mia ricetta con uno dei prodotti dell'Arca del Gusto Slow Food, il peperone di Senise






martedì 14 ottobre 2014

MortadellaBo 2014, il Corner si tinge di rosa


Bologna 12 ottobre 2014, ore 17.30 tocca a me e d'altronde sul programma c'è scritto che l'orario è proprio giusto, solo che io non sono ancora pronta. I partecipanti ci sono già tutti e mi vedono svicolare tra bancone e magazzino per recuperare gli ultimi ingredienti, accennando dei sorrisi imbarazzati, erano tutti già li con le loro domande, con i loro piattini pieni di ingredienti che "chissà questo dove lo mette" e "questo che cos'è origano?" " no signora è timo" ho risposto dopo essermi ricomposta quanto bastava per non sembrare pazza e abbiamo rotto il ghiaccio scrollandoci di dosso tutti quanti quel terrore iniziale , quel silenzio spaventoso. Parlare di cibo è bellissimo, soprattutto se hai davanti persone a cui piace mangiare, cucinare nella storia è bellissimo, e noi eravamo in un laboratorio con le pareti trasparenti, il profumo della mortadella appena affettata, in un attimo ci siamo buttati a capofitto nella prima ricetta

Crostone di pane integrale con maionese al timo, mortadella grigliata, porcini saltati e pomodorini pachino appassiti in forno





Ingredienti 
( per 4 crostoni )


Tempo di preparazione 15 minuti

4 fette di pane semi integrale a lievitazione naturale, mollica compatta
2 fette di mortadella alte 1/2 cm ( tagliate in 2 )
4/5 piccoli porcini
1 limone
4 rametti di timo fresco
pomodorini pachino ancora attaccati al grappolo ( 4 grappoli )
Olio extravergine d'oliva
Sale ( possibilmente in fiocchi )
per la maionese al timo:
1 uovo freddo
210ml di olio extravergine d'oliva leggero
1 cucchiaio di aceto di mele
1 cucchiaino di senape
Sale
Pepe nero di mulinello
1 rametti di timo fresco
1 punta di aglio

Per i pomodori: adagiate i pomodori sulla teglia dopo averli lavati con tutto il rametto, ungerli con un filo d'olio, spolverarli con un pizzico di sale e pepe e infornarli in forno caldo a 200 gradi per 10 minuti
Per la maionese: nel bicchiere del frullatore mescolare il tuorlo, la senape, un pizzico di sale e l'aglio schiacciato, quindi con il frullatore ad immersione cominciare ad emulsionare aggiungendo l'olio a filo fino ad ottenere una maionese bella gonfia, aggiungere il timo e aggiustare di sale e pepe, tenere da parte.
Mondare e tagliare i porcini a fettine sottili, condirli con un filo d'olio, sale, pepe, succo di limone e tenere da parte.
Grigliate le fette di pane fino a renderle croccanti e fragranti, quindi con la griglia ben calda grigliare la mordadella 30 secondi per lato. Assembliamo il crostone, spalmare sul pane uno strato di maionese, adagiarci la mortadella grigliata, le fettine di funghi porcini, completare con il rametto di pachino arrosto e un rametto di timo
Questa era la ricetta come l'avevo pensata in principio, ma i porcini che avevo a disposizione non erano adatti ad essere consumati crudi, quindi li ho saltati in una padella con un filo d'olio, sale e un pizzico di sale e pepe


La seconda ricetta che ho proposto era una crespella gratinata e qui devo dire ci siamo proprio divertiti tutti molto, come vedete dalle foto hanno partecipato attivamente al laboratorio preparando le crespelle, che abbiamo riempito di ricotta di capra profumata al lime e menta e la mortadella, le abbiamo chiuse come fossero degli involtini primavera, ma vediamolo nel dettaglio



Cannelloni di crespelle alla mortadella con pesto di cicoria 
Per le crêpes:
150g di farina 00
350g di latte intero
50ml di acqua
2 uova medie
1/2 cucchiaino di sale
Per il ripieno:
1 kg di ricotta di capra
1 lime
10 foglie di menta fresca
15 fette di mortadella tagliata sottile
160g di parmigiano reggiano 24 mesi
Pepe nero di mulinello
Per il pesto di cicoria:
1/2 kg di cicoria
1 punta di aglio
1 punta di peperoncino fresco
100g di parmigiano reggiano 24 mesi
80g di mandorle
Sale
Olio extravergine d'oliva leggero




Preparazione
Per le crêpes: 
preparare la pastella, rompere le uova, batteterle, quindi cominciare ad aggiungere farina e latte + acqua, alternardoli, fino ad ottenere una pastella liscia e priva di grumi, aggiungere il sale, mescolare e lasciate riposare 1/2 ora.
 Una volta pronta, ungere il padellino con poco burro chiarificato e cuocere le crêpes. 
Per il ripieno:
lavorare a crema la ricotta, aggiungere la scorza grattugiata del lime, e il suo succo, la metà del parmigiano, le foglie di menta, sale e pepe di mulinello, amalgamare bene il tutto, trasferire il composto in un sac a poche e tenere al fresco.
Assembliamo le crêpes, ungere una pirofila con un po' di olio, una crêpes per volta adagiare al centro una fetta sottile di mortadella, un cilindro di ripieno di ricotta, quindi procedere con la chiusura, ripiegando i bordi verso l'interno, quindi con il lembo inferiore abbracciare la ricotta e continuare ad arrotolare. Proseguire fino a finire crêpes e ripieno. Cospargere la superficie delle crêpes con il parmigiano rimasto e infornare qualche minuto in forno caldo sotto al grill.
Per il pesto di cicoria: 
Immergere le foglie di cicoria con una schiumarola per due secondi in acqua bollente, quindi raffreddarle in acqua e ghiaccio, asciugarle. Nel bicchiere del frullatore mettere le mandorle con il sale, l'aglio, il mix di formaggi e un cucchiaio di olio, azionare il frullatore, aggiungere le foglie di cicoria, e l'olio a filo fino ad ottenere un pesto morbido. Servire il pesto sulle crêpes 





Chiudo ringraziando l'Associazione Italiana Food Blogger e l'organizzazione del MortadellaBo per l'oppurtunità e tutti i partecipanti al laboratorio che sono stati carinissimi

domenica 28 settembre 2014

Un po cremino, un po Alexander, per un MTC adults only!



Torno a parlare di cibo dopo mesi di stanchezza, spesso il silenzio serve anche a mettere a fuoco emozioni latenti e allora eccomi di nuovo qui a rendere omaggio ad un "gioco" intelligente, culturalmente appagante e decisamente stimolante. Questo mese l'MT ChallengeAcquaviva ci portano in viaggio attraverso le mille strade del riso e delle sue cotture, come mio solito mi complico la vita, quindi ho unito una classica cottura al latte ad una preparazione che strizza l'occhio al bere miscelato, pensando ad un Alexander ho aggiunto il Cognac, un pizzico di noce moscata ed ho sostituito la crema di cacao scura con del cioccolato fondente. Hic!



Alexander gelato di pudding di riso 

Ingredienti:
200gr di riso Arborio
500gr di latte intero
250gr di panna liquida
100gr di zucchero semolato
1 pizzico di sale
1 pizzico di noce moscata
50ml di Cognac
cioccolato fondente




Preparazione:
cominciamo preparando il riso al latte, è una preparazione che conserva ancora gesti semplici, antichi e un profumo che ti riconcilia col reato, prima di perdermi di nuovo vado avanti con la ricetta. Il riso va lavato sotto l'acqua corrente in un setaccio, fino a che l'acqua che ne fuoriesce non è completamente limpida, quindi va sbianchito, portandolo a bollitura in una pentola colma d'acqua, dopo un paio di minuti dal primo bollore scolare il riso sotto l'acqua fredda. Riportate il riso nel pentolino, copritelo con il latte, la panna, lo zucchero e la noce moscata, portate a bollore su fuoco dolce e lasciate cuocere per circa 45 minuti, mescolando spesso perchè non si attacchi al fondo. Il risultato sarà un pudding molto cremoso, a questo punto aggiungere il cognac, trasferite il tutto in una ciotola, mescolate e lasciate raffreddare leggermente prima di trasferire il pudding negli stampini per ghiaccioli. Riempite gli stampini fino all'orlo, battendo per eliminare eventuali bolle d'aria, inserite lo stecchino e mettete in congelatore per una notte. Il giorno dopo basterà sciogliere a bagnomaria del cioccolato fondente, io ne ho usato uno al 70%, e colarlo sui ghiaccioli di pudding, vedrete che si solidificherà subito a contatto con il gelato. Mangiare con moderazione!


Con questa ricetta partecipo al MT Challenge di settembre




giovedì 17 luglio 2014

Insalata da Tiffany


Torno al blog dopo molto tempo per una ragione più che buona, anzi, per una ragione più che bella, perchè si, #questoepiubello! Dopo qualche giorno di tormentoni sui social ecco svelato l'arcano, oggi esce il nuovo libro della collana dell'MT Challenge, dopo L'Ora del Patè adesso è l'ora delle insalate, ma non intese come piatti semplici, non come semplici riempi stomaco dell'ultim'ora, ma come vere e proprie protagoniste. Seguendo il filone della Belle Epoque, che ha visto questo piatto diventare un vero e proprio protagonista sulle tavole dei grandi ristoranti, questo libro conta ben 94 ricette di insalate si, ma non solo, c'è anche tutta una sezione dedicata ai vari condimenti, quindi emulsioni, oli, aceti, sali aromatizzati e tutto quello che serve per fare di un'insalata un'opera d'arte. Proprio come il primo libro anche questo è edito da Sagep, curato dalla mitica Alessandra Gennaro, con le fotografie di Paolo Picciotto e le bellissime illustrazioni di Mai Esteve sotto la direzione editoriale di Fabrizio Fazzari. 


Proprio come il primo libro anche questo è un libro che fa del bene, infatti, Acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.



Da oggi il libro è acquistabile presso tutte le librerie e on line sul sito Sagep, su Amazon e su IBS, che altro dire se non che questo è più bello! Tutti in libreria!









martedì 15 aprile 2014

Regolanti magna - code, ovvero la coda alla vaccinara per l'MTC


Questo mese ci sediamo alla tavola del popolo, si parla di quinto quarto all'MT Challenge e voglio cominciare dalla storia replicando proprio una ricetta storica considerata la regina del quinto quarto e ve la lascio descrivere da Cesare Simmi, un grande oste romano che a questa preparazione ha dedicato una poesia in dialetto " Coda a la vaccinara "

E' 'na ricetta facile, ma vale
pe' praparà un tegame origginale.

Pijate un po de grasso de presciutto,
'no spicchio d'ajo e 'na cipolla trita,
fate er batuto e poi mischiate tutto
co'l'ojo der tigame che v'invita
a fallo frigge e, quando ch'è dorato,
giù er vino. Nun appena è svaporato,

subbito er pommidoro e, mano mano,
sellero, uva passa, 'na manciata
de pignòli, un ber pò de cioccolata
e mentre er condimento piano piano
se coce e s'insapora a foco lento
la coda ariva, e mò ve la presento.

Dar macellaro che ce fate spesa
fatevela fornì grossa e nutrita,
così nun solo viene più saporita,
ma ner tegame ve darà più resa;
tajateve li rocchi su misura,
poi giù, ner sugo, fino a la cottura.

Cottura giusta e, quello che più conta,
ch'er sugo nun sia tanto aritirato,
giusto de sale; e adesso l'invitato
se metta a sede che la coda è pronta.
Bon appetito! E mentre mangnate
pensate a la cucina de le fate!


Esistono due modi per cucinare la coda, che derivano soprattutto da un modo diverso di intendere la cucina, uno più casalingo descritto da Ada Boni che parte da una bollitura iniziale dei rocchi di coda, questo per intenerire la carne, certo, ma anche per recuperare il brodo di cottura che veniva usato per altre preparazioni, l'altra versione che è quella che ho seguito io e che viene descritta da Simmi (riportata anche nei ricettari di Carnacina e Buonassisi ), una preparazione più ricca e sicuramente di più lunga, che non prevede bollitura ma solo una lenta cottura, fino a che la carne comincia a cedere, senza però staccarsi completamente dall'osso, a fine preparazione in alcune osterie veniva aggiunto un intingolo di cioccolata amara, pinoli, uvetta e in alcuni casi anche cannella e chiodi di garofano. Io come tradizione vuole ci ho condito anche dei rigatoni, rigorosamente rigati, ma a sezione quadrata, naturalmente pecorino romano, di quello buono e, questo è uno di quei piatti illuminanti, per cui vale la pena di vincere le moderne "allergie" al quinto quarto e tuffarsi in un piatto che ancora parla di storia.


Coda alla vaccinara

Ingredienti:
500 gr di coda di manzo tagliata in rocchi
1 cipolla bionda
1 spicchio d'aglio
100 g di grasso di prosciutto
gambi di prezzemolo
2 carote
1 bicchiere di vino bianco
600 gr di pomodori pelati
250 gr di sellero ( sedano bianco )
2 foglie di alloro
pepe nero
brodo di manzo
400 gr di rigatoni
pecorino romano per la finitura

Preparazione

Cominciamo subito dal soffritto, quindi cipolla, aglio, carota e grasso di prosciutto vanno ridotti in dadini piccolissimi, in questa ricetta il sedano non si aggiunge al soffritto, ma avrà un destino diverso con l'andare della ricetta, vi consiglio una pentola dal fondo spesso, quindi, un filo d'olio, il soffritto, un pizzico di sale e lasciate sudare fino a che la cipolla non sarà traslucida, aggiungete le foglie di alloro, un minuto ancora, quindi alzate la fiamma e rosolate i rocchi di coda, bagnate con il vino e lasciate dealcolizzare. Con i rebbi di una forchetta rompete un pò i pelati, riducendoli in grossi pezzi, quindi aggiungeteli alla pentola con la coda, abbassate la fiamma al minimo e lasciate andare per circa tre ore, aggiustando l'umidità di tanto in tanto con del brodo caldo. Come vi dicevo più sù la carne deve essere morbida ma ancora attaccata all'osso, una decina di minuti prima di spegnere il fuoco pensiamo al "sellero " ( al sedano ), che va bollito con tutti i filamenti, tagliato in pezzi lunghi circa 10 cm, per circa 5 minuti, quindi va aggiunto nella pentola della coda, proseguendo la cottura per altri 10 minuti, aggiustate di sale e di pepe e tenete in caldo. Non resta che cuocere i rigatoni, mantecandoli a fine cottura con il sugo di coda e avendo cura di posizionare un pezzo di coda insieme ai rigatoni in ogni piatto e finendo con una generosa grattata di pecorino.

Con questo piatto partecipo all' MT Challenge di aprile ospitato da Cristina