martedì 27 gennaio 2015

Canederli alla mortandela in brodo di sidro per MT Challenge




C'era una volta tra le ridenti montagne del Tirolo un bellissimo maso abitato da una famiglia felice ( si mulino bianco ha copiato proprio da questa scena tutta la campagna di marketing!). Un bel giorno tra mucche e caprette si videro spuntare dei rozzi Lanzichenecchi affamati dopo giorni di cammino, i mercenari minacciarono la povera famiglia felice, avrebbero dato fuoco al maso se non li avessero fatti mangiare a sazietà. La padrona di casa insieme alle bellissime figlie si precipitarono in cucina cercando del cibo per placare la fame di questi bruti, ma con l'inverno e la neve le provviste scarseggiavano, tutto quello che riuscirino a trovare fu del pane secco delle salsicce e lo speck, e qui il colpo di genio! Trasformarono questi ingredienti in una grossa palla di pane condito, che fecero cuocere del brodo caldo. Questa preparazione piacque moltissimo ai Lanzichenecchi affamati, tanto che ne fecero una gran scorpacciata e finito il pasto caddero in un sonno profondo. Fu così che una contadina di un maso di montagna inventò i canederli e direi anche la ormai celeberrima "botta de sonno"! :)



per omaggiare questa contadina e soprattutto la sua mitica invenzione io ho usato prodotti tipici del Sud Tirolo, la mortandela e un profumatissimo formaggio d'alpeggio, latte crudo semistagionato. La mortandela è un salume di carne di maiale macinata, a cui viene data la forma di una grossa polpetta, non viene insaccata, ma affumicata e stagionata dai 20 ai 30 giorni, ha un profumo intenso, una nota affumicata molto presente, ho aggiunto delle punte di aneto e un brodo leggero di ossa di prosciutto e sidro di mele.


Ingredienti

per il brodo:
1 osso di prosciutto
1gambo di sedano
3 carote
1 cipolla bionda
10 grani di pepe nero

per i canederli:
300g di panini raffermi
200 ml di latte intero
2 uova
120 g di mortandela
100 g di formaggio di malga a latte crudo semistagionato
1 cucchiaio di punte di aneto
1 cipollotto fresco
1 cucchiaino di farina 00
1 cucchiaino di farina di segale
pepe nero di mulinello
brodo al sidro:
300 ml di brodo 
150 ml di sidro di mele
punte di aneto

Preparazione 

Cominciamo come sempre dal brodo, contrariamente ai brodi che faccio di solito in questo caso il brodo sarà confortante si ma con una nota fresca data dal sidro e dall'aneto che ha accompagnato benissimo l'affumicato della mortandela, il brodo cuoce da solo certo ma essendo un brodo di ossa ha bisogno di un passaggio in più. Mettete nella pentola un litro d'acqua, portate ad ebollizione, quindi aggiungete l'osso di prosciutto, lasciate riprendere il bollore, lasciate sobbollire per circa 5 minuti, quindi estraete l'osso, eliminate l'acqua e ricominciate. Mettete sul fuoco una pentola di acqua, lasciate nuovamente prendere il bollore, quindi aggiungete l'osso, la cipolla tagliata in due e abbrustolita sulla piastra, la costa di sedano, i grani di pepe e le carote, abbassate la piastra e lasciate sobbollire lentamente per circa 4 ore, schiumando se necessario. Per i canederli ho seguito le indicazioni di Monica, che ospita la gara di questo mese, quindi ho ridotto il pane in piccoli dadi, sbattuto le uova con il latte, che vano versate sui dati di pane e ho lasciato riposare come da istruzioni per una ventina di minuti, quindi ho aggiunto la mortandela tagliata a dadini, il formaggio grattugiato grosso, pepe nero e sale, amalgamato brevemente, quindi ho aggiunto della farina bianca  di segale, impastato per bene, quindi ho formato delle palle di circa 6 cm di diametro, le ho lasciate riposare per circa 15 minuti. Durante questo riposo ho preparato il brodo al sidro di mele e l'ho portato a leggera ebollizione per circa 10 minuti, quindi l'ho tenuto in caldo. Cuociamo quindi i canederli, io li ho cotti nel brodo di ossa per circa 8 minuti, quindi li ho scolati e serviti con il brodo al sidro.

con questa ricetta partecipo al Mt Challenge di gennaio ospitato da One in a million









Happy Birthday Ale!


Ale, io che sono sempre l'ultima della classe naturalmente non sono riuscita a combinare niente di buono :D, ma figurarsi se mi perdevo la guerrilla per il tuo compleanno! Mi unisco al coro festante e al trenino di banane per farti gli auguri più scemi che posso :) per farlo ripesco una ricetta fantastica che hai lasciato libera nel web e che io ho preso al volo, l'ho un po gretizzata certo, ma che ci vuoi fare, sono indisciplinata :p comunque, Auguriiiiii Aleeeeee :*


Zuppa di cipolle alla birra rossa

Ingredienti:
6 cipolle bianche
brodo di carne
2 foglie di alloro
3 chiodi di garofano
1 peperoncino secco ( o 3 cm di quello fresco )
birra rossa 33 cl
1 cucchiaio colmo di zucchero di canna
pane raffermo
Sbrinz ( o gruyere grattugiato )
olio evo
Preparazione


Cominciamo subito lacrimando un po' :) per cui pelate le cipolle, tagliatele a metà, quindi in mezzelune sottili e mettetele a sudare in una casseruola dal fondo spesso con un filo d'olio, appena prende un po di calore aggiungete lo zucchero e un pizzico di sale, lasciate andare senza far colorire le cipolle e soprattutto senza far bruciare lo zucchero, altrimenti l'amaro aumenterà. In un'altra pentola fate arrivare a bollore il brodo di carne, io ho usato questo, a cui ho aggunto un pezzo di biancostato è quello che uso sempre per le preparazioni di carattere, ma ho omesso il peperone, bagnate poco per volta le cipolle nella casseruola fino a che non siano diventate traslucide, fondenti, quindi alzate la fiamma, bagnate con la birra e lasciate dealcolizzare, aggiungete alloro, peperoncino e chiodi di garofano, coprite con il brodo caldo e lasciate andare per circa 40 minuti. Mentre la zuppa è li che va, accendete il grill e tostate il pane raffermo tagliato a fette, grattugiate lo Sbinz con la grattugia a fori grandi, coprite le fette di pane e passatele un minuto sotto al grill caldo, appena il formaggio sfrigola tiratele via, impiattate la zuppa e godetevela bollente!

lunedì 17 novembre 2014

Stufato di cinghiale e manzo gratinato per #noiCHEESEamo



Eccomi con la seconda ricetta per il contest di Peperoni e Patate e Formaggi Svizzeri, stavolta è il turno dell'Emmental, pasta semi dura, elastico, leggero aroma di noci, io lo trovo perfetto per le gratinature, perchè il suo gusto resta molto riconoscibile, proprio per questo ho deciso di abbinarlo a qualcosa di corposo e speziato. Se nella ricetta precedente, vi ho parlato di una giornata tra amici, sulla neve, in un rifugio, ridendo di cadute rovinose, di solito le mie, questa è una ricetta che parla di casa, di cura del cibo, di tempo. Forse è perchè in questo periodo sento il bisogno di essere rassicurata e, e questo piatto mi ha detto "andrà tutto bene", forse è soltanto la necessità che ognuno di noi ogni tanto sente, quella di ritrovarsi, di fermarsi a pensare in silenzio, di riprendere le fila di giornate troppo veloci. Questa è una ricetta facile, ma che ha bisogno di cura, di tempo e, anche se mentre lo scrivo mi sento un po scema, ha bisogno di un po di amore.  Si comincia dal brodo e dalla marinatura del cinghiale il giorno prima, poi una lunga cottura della carne, la tostatura delle spezie, la preparazione e il riposo dei dumplings al formaggio, che vedrete saranno molto diversi dai precedenti, quindi il passaggio in forno a formare una leggera crosticina di formaggio fuso. 




Stufato di cinghiale e manzo gratinato con dumplings all'Emmental

Ingredienti:
per lo stufato:
400g di cinghiale in pezzi
500g di muscolo di manzo
1 salsiccia di Monte San Biagio ( oppure altra salsiccia battuta a coltello )
500ml di vino bianco secco
3 foglie di alloro
1 cipolla
2 carote
1 cucchiaio di paprika dolce ( io ho usato del pimento )
1 cucchiaino di semi di cumino
2 cm di stecca di cannella
brodo di carne qb
sale
per il brodo:
1 osso di ginocchio
1 osso di prosciutto
1 falda di peperone
1/2 mela renetta
2 carote
1 cipolla steccata con 5 chiodi di garofano
1 mazzetto di gambi di prezzemolo
1 manciata di pepe nero in grani
per i dumplings:
300g di farina
125g di burro
100g di emmental grattugiato
la punta di un cucchiaino di baking powder
sale
per la finitura:
cavoletti di bruxelles sbianchiti
100g emmental grattugiato grosso




Preparazione:

Cominciamo dalla marinatura della carne di cinghiale, ora, la mia era molto frollata, quindi l'ho marinata nel vino bianco, dopo averla ben lavata, per circa cinque ore, con la cipolla ad anelli, due foglie di alloro, pepe nero macinato, in una pirofila di vetro, o comunque in un recipiente non metallico, coperto con della pellicola alimentare. Come vi dicevo per l'altra ricetta io sono solita passare le ossa per il brodo in forno, stavolta le ho anche sbianchite immergendole in acqua bollente per un paio di minuti, quindi le ho passate in forno a 200° fino a che non siano ben arrostite. In una pentola capiente aggiungere le carote ben lavate con tutta la buccia, la cipolla steccata con i chiodi di garofano, i gambi di prezzemolo, la mela privata dei semi, ma con la buccia, la falda di peperone e le ossa ben sgocciolate, coprite di acqua e portate a leggerissimo bollore su fiamma bassa, schiumando se necessario, dopo circa un'ora aggiungete anche il pepe nero, lasciate sobbollire per almeno due ore. Mentre il brodo borbotta prepariamo la carne per la cottura, bisogna ridurre il muscolo in grossi dadi, il più possibile della stessa dimensione, sgocciolate il cinghiale e tamponatelo, tagliate la salsiccia in grossi pezzi. In un tegame unto con un filo d'olio rosolare uniformemente la carne, senza affollare la pentola, per non abbassare troppo la temperatura lavorate in più volte, una volta rosolata tutta la carne rimettetela in pentola, aggiungete la cipolla e la carota tagliate ad anelli e bagnate con il vino della marinatura, appena dealcolizza abbassate la fiamma, aggiungete un mestolo di brodo, incoperchiate e controllate l'umidità del fondo spesso. Scaldate un padellino senza grassi, quindi tostate la cannella e i semi di cumino senza farli bruciare, aggiungete le spezie allo stufato insieme all'alloro e alla paprika, mescolate e continuate la cottura fino a che la carne non sarà morbidissima, ci vorranno circa due ore, bagnando spesso il fondo di cottura con del brodo bollente. Aggiustate di sale e pepe almeno una mezz'ora prima di spegnere la fiamma. Prepariamo i dumplings, si procede come per una frolla, quindi , farina a fontana, aggiungete il baking powder, un pizzico di sale e il formaggio grattugiato, tagliate il burro ben freddo a dadini e pizzicatelo nella farina fino a formare delle grosse briciole, bagnate con un cucchiaio di acqua fredda finchè il composto non sta insieme, formate delle palline della grandezza di un pachino, tenetele al freddo se non le usate subito. Appena cotto lo stufato trasferitelo in una pirofila da forno, allungate con un po di brodo il fondo di cottura, sistemate i dumplings sulla superficie lasciandoli fuori per metà, aggiungete i cavoletti di bruxelles, spolverate completamente lo stufato e gli gnocchetti con il formaggio grattugiato e passate in forno a 180° per circa 18/20 minuti. 



Questa è la mia seconda ricetta per #noiCHEESEamo

lunedì 10 novembre 2014

Beer cheese soup con gnocchi di pane alla barbabietola #noiCHEESEamo


Si! Di nuovo birra, stavolta affumicata, ammorbidita dal gusto rotondo del formaggio svizzero, brodo leggero di carne e porro di Cervere. Immaginate di essere in montagna in inverno, fuori la neve ricopre tutto di bianco, siete intirizziti dal freddo, col naso congelato e le guance rosse, gli scarponi che stringono i piedi, cappello, guanti, mascherina sugli occhi, la descrizione di un dramma! Poi scorgi all'orizzonte lui, un rifugio, entri e il caldo ti rigenera, un profumo di formaggio e brodo bollente ti abbraccia, con estrema meraviglia ti accorgi che le tue mani e i tuoi piedi solo ancora lì dove li ricordavi e che c'è ancora del sangue che li irrora. Certo le guance rimangono rosse, almeno le mie, anzi se possibile diventano anche più rosse! Per me che vengo dal mare andare in montagna non è mai stato troppo esaltante, finchè non sono entrata in una stube! Nonostante il freddo, nonostante le difficoltà di socializzazione che io e gli sci effettivamente abbiamo, questa rimane una delle mie giornate perfette, quelle che ricordi quando sei stanco, quelle che aspetti quando il lavoro ti stressa. Come non cominciare da qui allora, per cercare di ricreare a casa anche solo un assaggio di quegli abbracci, il formaggio c'è ed è un Gruyere, c'è la birra e c'è il brodo bollente, mancavano dei canederli e allora ho pensato a degli gnocchi di pane a lievitazione naturale e barbabietola, qualche lamella di nocciola, e dei porri fritti. Questa la mia ricetta per il contest dei Formaggi Svizzeri in collaborazione con Tery di Peperoni e Patate



Beer cheese soup con gnocchi di pane alla barbabietola

ingredienti:
per il brodo di carne:
1 osso di stinco
1 carota
1|2 porro di Cervere ( o anche un porro classico )
1 costa di sedano
1 cucchiaino di semi di senape tostati
5 grani di pepe nero
per la zuppa:
1 cucchiaio raso di farina
300g di gruyere grattugiato grosso
33cl di birra affumicata ( rauchbier )
1 bicchiere di latte intero
1 carota
5cm di porro
brodo caldo qb
sale, pepe nero
olio extravergine d'oliva
per i dumplings alla barbabietola:
300g di barbabietola cotta
200g di mollica di pane a lievitazione naturale
1 uovo M
1 cucchiaio colmo di farina
sale, pepe




Preparazione:

Cominciamo preparando il brodo, io tosto sempre le ossa in forno a 220°, in questo modo le ossa cominciano a tirare fuori le impurità. In una pentola capiente aggiungere le carote ben lavate con tutta la buccia, il porro, la costa di sedano e l'osso appena abbrustolito e portare a bollore leggerissimo schiumando quando necessario. Non appena il brodo appare stabile aggiungete i semi di senape tostata e i grani di pepe nero, lasciate sobbollire per almeno un ora e mezza. Prepariamo adesso la zuppa, tagliate in piccoli dadini la carota e in anelli il porro, lasciateli stufare in una pentola con un filo d'olio, aggiungendo del brodo caldo se il fondo dovesse asciugarsi troppo. Appena il porro sarà diventato morbido e dolcissimo aggiungere la farina e mescolare bene, lasciate cuocere la farina per un paio di minuti prima di aggiungere, sempre mescolando, la birra e il latte a temperatura ambiente, riportate a bollore mescolando di tanto in tanto. Farà più bolle del normale, ma ricordatevi che c'è dentro la birra con la cottura smetterà :) Io volevo una zuppa liscia e vellutata, quindi dopo circa una mezz'ora di cottura l'ho frullata con un frullatore ad immersione aggiungendo un paio di mestoli di brodo caldo, ma volendo potreste lasciare i dadini di carota interi. Allontanate la pentola dal fuoco e aggiungete il gruyere grattugiato, mescolate con un cucchiaio di legno fino a che non si è completamente sciolto, aggiustate di sale e pepe e tenete in caldo. Prepariamo adesso i dumplings, nel bicchiere del frullatore sbriciolate la mollica, salate, pepate e aggiungete la barbabietola ridotta in dadi, frullate bene il tutto, aggiungete l'uovo sbattuto, la farina amalgamate fino ad avere un impasto morbido, ma lavorabile, quindi aggiungete ancora farina se necessario. Con le mani leggermente infarinate formate delle palline di impasto, io ho usato un porzionatore da gelato per farli tutti uguali, ma un cucchiaio andrà comunque benissimo. Tuffate i dumplings nel brodo in ebollizione, saranno pronti non appena saliranno in superficie. Siamo pronti per impiattare :) mettete nelle fondine la zuppa bella calda, aggiungete 3 o 4 dumplings, delle lamelle di nocciole e una nuvoletta di porro fritto e godetevela calda. Nel mio piatto io ho aggiunto dell'extra cheese! :)
Con questa ricetta partecipo al contest di Formaggi Svizzeri e Peperoni e Patate #noiCHEESEamo





lunedì 27 ottobre 2014

Lasagna con genovese di manzo per MTChallenge



A voi succede mai di rivedere in quello che cucinate delle parole che non avete detto? Delle emozioni taciute, dei ricordi sopiti? A me succede sempre più spesso, sarà la vecchiaia, ma cucino e mi accorgo che il piatto parla di me più quanto io non faccia di solito. E' successo anche con la ricetta che lascio qui oggi, inseguivo pensieri disordinati, come faccio spesso, cercando di unire i puntini e formare un disegno di senso, ne uscivano soltanto progetti in bianco a nero. Cucinando viene tutto insieme e tutto torna ad avere un senso. In questa lasagna ci sono un po' le mie origini, o quantomeno i sapori a cui sono legata, quegli odori che ti riportano indietro in un lampo e ti ritrovi a sgambettare una domenica mattina sulle scale verso la cucina strillando perchè "aspettatemi che devo contare i ravioli", sapori che ho ritrovato soltanto nel primo assaggio e che si sono fusi perfettamente. Sicuramente è un piatto un po' eretico, ma mi ha sorpreso molto.


Lasagna semi integrale con genovese di manzo, besciamella alla birra rossa e provolone del monaco

Ingredienti:
per la genovese:
1 kg di muscolo di manzo ( io ho usato un muscolo di stinco )
2 kg di cipolle ramate
1 costa di sedano
1 carota
1 pizzico di peperoncino ( io ho usato la punta di un peperoncino fresco ) 
sale 
olio extravergine d'oliva
2 foglie di alloro
per la pasta all'uovo:
200 gr di farina di grano tenero integrale
100 gr semola di grano duro 
3 uova
un pizzico di sale
per la besciamella alla birra:
50 gr di burro 
50 gr di farina
500 ml di birra rossa artigianale ( io ho usato una rossa di frumento non filtrata )
sale 
pepe nero
300 gr di provolone del monaco grattugiato grosso

Preparazione

Cominciamo dalla genovese, in una pentola con un filo d'olio rosolare il muscolo uniformemente, su tutti i lati, fino a che non forma una crosticina, aggiungere le cipolle tagliate sottili, il sedano e la carota tritati e le foglie di alloro, un pizzico di sale sulle cipolle, incoperchiare e lasciar cuocere a fuoco bassissimo per circa 3 ore, bagnando con un po di acqua se necessario e girando per evitare che attacchi sul fondo. Dopo circa un paio d'ore aggiustare di sale e aggiungere il peperoncino, io ne uso proprio poco, non voglio che sia piccante, voglio solo che "scaldi" un po la preparazione. Il risultato sarà che avrete il vicinato rivolto verso la porta di casa perchè la genovese ha un profumo irresistibile. Vedrete che nella pentola la carne si sarà sfaldata e sarà ricoperta di una cremina di cipolle, tenete in caldo. Mentre la carne cuoce prepariamo anche la sfoglia, mescolare le due farine e fare una fontana, aggiungere il sale, le uova e cominciare con una forchetta ad incorporare la farina, quindi continuare ad impastare a mano con un certo vigore, fino ad avere una pasta liscia, la farina integrale è un po' più difficile da lavorare, ma non demordete! Appena pronto l'impasto avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare per almeno 30 minuti. Passiamo alla besciamella alla birra, naturalmente la birra non mettetela in frigo, deve essere a temperatura ambiente, magari mettete in frigo quella che avanza! In un pentolino fate sciogliere il burro, aggiungete la farina tutta insieme e mescolando fino a che non assumerà una colorazione rossiccia, aggiungete la birra sempre mescolando, un pochino per volta evitando di fare grumi. Vedrete che non sarà una besciamella classica, gonfierà molto durante la cottura per via della birra, non preoccupatevi è facilissima da domare :) aggiustate di sale e pepe e mescolando lasciatela addensare, appena pronta coprite la superficie a contatto con della pellicola. Stendiamo la pasta, armatevi di mattarello, mega tagliere di legno e olio di gomito per tirare la sfoglia sottile, dividetela un rettangoli e tuffateli in acqua bollente per un minuto, quindi scolateli, passateli in acqua fredda per fermare la cottura e adagiateli su di un canovaccio per asciugarli. Non ci resta che assemblare la lasagna, imburrate la teglia di cottura e ricopritene il fondo con uno strato di sfoglia, quindi aggiungete la genovese con il suo condimento, la besciamella alla birra e il provolone grattugiato, quindi di nuovo sfoglia, continuate così fino a riempire la teglia in altezza, l'ultimo strato deve essere di pasta, aggiungete sulla superficie un po' di besciamella e del formaggio grattugiato. Cuocete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti. 



Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di ottobre ospitato questo mese dalla Sabri di Les Madeleines di Proust





giovedì 23 ottobre 2014

Giovedi gnocchi e Salone del Gusto!


Mentre il Salone del Gusto 2014 è nel pieno delle sue attività, mentre tutto il mondo dell'enogastronomia di qualità freme, tra laboratori, approfondimenti e poi tanti prodotti da far girare la testa, io impasto gnocchi, pensando alla quantità di informazioni da cui sarò travolta sabato. Tra una condivisione su facebook e una su twitter delle notizie live e una passatina di zucca, ripasso la mia storia per sabato pomeriggio, parlerò del guanciale, parlerò di allevamenti, transumanza, civiltà contadine che hanno ancora tanto da insegnare, se solo avessimo ancora la pazienza di ascoltare. Rimango sul filone slow, allora, e vi presento la ricetta che ho pensato per accompagnare questo mio percorso di avvicinamento al Salone del Gusto. Ho scelto uno dei prodotti dell'Arca del Gusto, i peperoni di Senise, siamo in Basilicata, nella suggestiva valle del Sinni, con una serie di promontori che si affacciano sul mare, qui nasce questo peperone piccolo, caratterizzato da una polpa molto sottile da un peduncolo aggrappato forte al frutto, infatti in commercio, quando lo acquistate intero, il peduncolo è ancora attaccato. Pare che il peperone sia arrivato in Basilicata intorno al 1500 e da allora si è perfettamente integrato, adattandosi a clima e terreno. Si consuma secco e l'essiccazione vene fatta ancora al sole, senza l'aiuto si camere apposite, i peperoni vengono infilati su uno spago fino a formare una sorta di collana detta "serta". Come vi raccontavo ieri sono nata e cresciuta in un paese dove la terra incontra il mare, questo anche nelle tradizioni culinarie, allora resto fedele alle mie radici e vi propongo degli gnocchetti integrali di patate e alici, su passatina di zucca e zafferano, con peperoni di Senise cruschi e cicoria fritta  


Gnocchi integrali di patate e alici, su passatina di zucca con peperoni cruschi e cicoria fritta

Ingredienti:
per gli gnocchi:
500 g di patate a pasta gialla ( io di montagna )
150 g di farina di grano tenero integrale
20 alici sott'olio
sale
pepe nero di mulinello
1 uovo L
1 cucchiaio di pecorino romano
per la passatina:
1 kg di zucca
poco brodo vegetale ( solo carota e gambi di prezzemolo )
zafferano in stimmi 
3 cm di porro
olio extravergine d'oliva 
sale
per completare il piatto:
2 peperoni di Senise
olio extravergine d'oliva
foglie tenere di cicoria


Preparazione:
cominciamo dalla zucca, io la cuocio sempre in forno finchè non appassisce, quindi mettete in forno il vostro pezzo di zucca con tutti i semi e la buccia esterna, salate e chiudetela in un foglio di alluminio, ponete in forno già caldo a 180° per circa 50 minuti ( il tempo di cottura dipende anche dalle dimensioni ). Lavate con cura le patate, bucherellatele con uno stuzzicadente, quindi avvolgete ogni patata nell'alluminio, proprio come per la zucca e mettetele in forno. Mentre il forno lavora ne approfitto per per dirvi un paio di cose sulle alici, questa ricetta può essere anche replicata utilizzando le alici fresche, naturalmente eviscerandole e diliscandole, io avevo delle bellissime alici fresche messe sott'olio da un pescatore locale che le ha conservate aggiungendo all'olio extravergine del peperoncino fresco. Una volta cotte le patate sbucciatele ancora bollenti e passatele allo schiacciapatate, formate una fontana e aggiungete nel centro la metà della farina, sale, pepe, le alici sminuzzate, l'uovo e il pecorino, cominciate ad amalgamare il tutto, magari aiutandovi con un tarocco, aggiungendo farina man mano che le patate la chiedono, cercate di non lavorare troppo l'impasto, altrimenti finirà per diventare colloso. Formate con l'impasto un lungo cilindro, dividetelo in pezzi e lavorando con emtrambe i palmi delle mani formate altri piccoli cilindri di impasto, lavorando sempre velocemente. Con un coltello affilato, o con il tarocco, tagliate gli gnocchi della misura che preferite, a me piacciono piuttosto grandi, man mano che li tagliate passateli in pochissima farina per non farli attaccare. Prepariamo adesso la passatina di zucca, riprendete la zucca e pulitela, vedrete che adesso sarà facilissimo, basterà un cucchiaio. In una padella fate stufare il porro tagliato sottile, bagnandolo con un po' di brodo vegetale, fino a che non diventa traslucido. In un bicchiere lasciate a bagno 5 o 6 stimmi di zafferano in due dita di brodo caldo, mentre questa spezia fa la sua magia vi racconto qualcosa anche di questo prodotto, io ho usato uno zafferano di Cori, coltivato su un terreno collinare affacciato sul mare praticamente vergine, le prime sperimentazioni sono cominciate nel 2008, adesso producono bellissimi fiori che danno uno zafferano eccellente. Aggiungete alla padella con i porri anche la zucca, il brodo allo zafferano e frullate fino ad avere una passatina bella liscia, regolate di sale e allungate con un pochino di brodo se dovesse risultare troppo densa, tenete in caldo. Torniamo agli gnocchi, tuffateli in acqua bollente salata e tirateli via con delicatezza appena salgono a galla, adagiateli sulla passatina calda, guarnite con le foglie di cicoria fritte in olio extravergine e con i peperoni cruschi sbriciolati.
Arrivederci al Salone del Gusto :)

mercoledì 22 ottobre 2014

Il Salone del Gusto, i prodotti che vorrei





Vivo in una provincia maltrattata, ma piena di eccellenze che purtroppo fanno fatica ad essere valorizzate, vivo in una terra che ha sempre fatto dei suoi prodotti un vanto, ma che se li è sempre tenuti stretti, come fossero dei segreti da non rivelare. Sono nata in una piccola città piena di storia, che ha sempre commerciato molto, che ha portato i frutti della sua terra sui mercati romani e che poi, per errore, deve esserseli dimenticati lì. E allora vorrei partire proprio da qui, da dove affondano anche le mie di radici per raccontarvi quali prodotti mi piacerebbe fossero raccontati, con la passione che ci contraddistingue, tra i banchi del Salone del Gusto.


  1. La Tiella di Gaeta: prodotto da forno simbolo della mia città, la ricetta originale non è facile da trovare, sta diventando un prodotto da rosticceria, da supermercato, cosa che la allontana enormemente sia dai sapori originari, sia dalla sua storia, portandola più verso una focaccia ripiena di semplicissima fattura. Ne ho già parlato qui nel mio blog, proponendo anche una delle ricette casalinghe che più si avvicinano alla vera tiella di Gaeta. Se proprio una scelta deve essere fatta tra i ripieni tradizionali, devo dire di preferir senza alcun dubbio quella di polpo, che lascia incontrare il mare con i pomodori, le olive, il peperoncino e l'olio quello buono, certo se non l'avete mai mangiata, e parlo di quelle buone, io vi consiglio di assaggiarle tutte ;)
  2. Le Olive Bianche di Gaeta: è un'oliva dalla forma ovale, molto carnosa che viene raccolta prima della maturazione finale e conservata in una particolare salamoia. Si chiama bianca perchè  essendo, appunto, dello stesso cultivar dell'oliva nera di Gaeta, viene raccolta prima che viri sul nero assumendo un caratteristico colore rosato. E' caratterizzata come vi dicevo da una polpa molto soda e dal distacco netto dal nocciolo, è molto salina, con uno spiccato sentore vinoso, dalle mie parti si consuma sia intera che "spezzata", cioè incisa e condita con peperoncino, aglio e prezzemolo. Le prime notizie scritte delle olive nel territorio di Gaeta risalgono addirittura a Virgilio, che nell'Eneide racconta che i marinai di Ulisse approdando sulle coste gaetane, scorsero nel mare delle piccole frutti che galleggiavano, insomma la storia ci racconta delle olive conservate in salamoia :)
  3. I pomodori Spagnoletta: nascono da una pianta piccola, che cresce soltanto nei comuni di Gaeta e Formia, molto più bassa delle altre piante di pomodoro. Produce un pomodoro costoluto e saporitissimo che si consuma principalmente crudo, è un pomodoro sodo e salino, sarà perchè cresce sulla sabbia proprio di fronte al mare. Con il passare del tempo, non essendo un pomodoro adatto alla grande distribuzione, ha trovato sempre meno spazio sui banchi del mercato, tanto che se ne erano addirittura persi i semi, che per fortuna vengono ancora oggi selezionati da un esperto locale che ha preso a cuore questo pomodoro
  4. La Salsiccia di Monte San Biagio: è di una bontà impressionante, non macinata ma battuta a coltello a grana grossa, non è molto grassa, contiene solitamente il 20% di grasso, è profumata con cumino, peperoncino e vino moscato di Terracina, insaccata in budello naturale e lasciata asciugare per circa un mese. Si consuma sia così, dopo la cottura naturalmente, che affumicata con il legno di lentisco e conservata sott'olio. Anche questo prodotto è fortemente radicato nella storia del suo territorio e ci parla di allevamenti, pastorizia, transumanza e delle dominazioni che hanno portato le spezie.
  5. Il broccolo Sezzese ( broccolo Sino ): è un broccoletto che viene coltivato soltanto nel comune di Sezze, dove cresce da tempo immemore, è diverso dagli altri tipi di broccoletti che si coltivano in tutte le zone limitrofe, ha una foglia allungata, molto meno frastagliata e molte infiorescenze, da cui deriva, in dialetto, il loro nome "simi" perchè appunto producono molti semi. I semi sono quasi introvabili perchè la coltivazione è soltanto casalinga, quindi ogni contadino si conserva il seme per l'anno successivo. Sono molto amari ed hanno pochissimo scarto, solitamente si consumano insieme alle salsicce accompagnati dalla polenta
  6. Le Coppiette di Bassiano: le coppiette sono appunto delle "coppie" di carne condita ed essiccata che ha avuto un notevole successo in tutte le fraschetterie romane e dei castelli, gli osti ne mettevano a tavola molte e vendevano vino a fiumi. La particolarità delle coppiette che producono, invece, in questo piccolo paese in provincia di Latina è l'artigianalità, sono ancora rigorosamente tagliate a mano e prodotte da maiali allevati allo stato brado, lasciate a macerare con coriandolo, semi di finocchio, peperoncino macinato, sale e vino, massaggiate a mano e lasciate asciugare naturalmente senza l'ausilio di camere di essiccazione. 
  7. Il Sedano Bianco di Sperlonga: è una qualità di sedano coltivata nei comuni di Sperlonga e Fondi, introdotta nella zona dei pantani subito dopo la bonifica, alla fine degli anni '60, è stato uno dei prodotti che ha contribuito a riqualificare le aree bonificate. Il terreno calcareo gli conferisce delle proprietà particolarissime, è dolce, molto tenero, quasi privo della caratteristica fibrosità del sedano comune
  8. La Lenticchia di Ventotene: una delle isole pontine, di una bellezza che toglie il fiato, ancora selvaggia e avvolta dalla macchia mediterranea, ebbene su questa piccola isola, esistono delle piccole coltivazioni di lenticchie che risalgono a quanto pare addirittura ai romani, le lenticchie isolane hanno delle caratteristiche speciali e quelle di Ventotene non sono da meno. Semina e raccolta vengono fatte ancora a mano.
  9. Il Caso Peruto, (letteralmente formaggio perduto, avvizzito), è un formaggio a latte ovino e caprino, ottenuto con caglio vegetale di cardo, come la maggior parte di formaggi di origine romana, viene fatto riposare in fuscelle di giunco, lavato spesso con una soluzione di aceto e olio, quindi viene fatto stagionare in foglie di pimpinella, chiuso dentro orci di terracotta con tappi di sughero. La stagionatura dura dai sei mesi ad un anno.
  10. Le fragoline di Nemi: paesino affacciato sull'omonimo lago di origine vulcanica e circondato da bellissimi boschi, nei quali si trovano queste piccole fragoline, che i contadini locali trapiantano su terreni limitrofi e le portano a maturazione. Pare fossero conosciute già ai tempi dei romani, le piantine sono molto piccole e delicate, quindi la cura ne era affidata alle donne, le "fragolare". Il microclima dato dal vicino lago permette a questi piccoli e dolcissimi frutti rossi di crescere tutto l'anno :)

Questa è la mia speciale top ten, quello che mi piacerebbe fosse rappresentato e invece non lo è, domani la mia ricetta con uno dei prodotti dell'Arca del Gusto Slow Food, il peperone di Senise